I problemi posturali spesso derivano da atteggiamenti sbagliati o posture scorrette, che spesso vengono mantenuti in modo continuato o ripetuto nel tempo, portando a fastidi e dolori o, in alcuni casi, a vere e proprie patologie. Il sistema posturale può essere considerato come un insieme, che comprende sottosistemi e strutture del sistema nervoso centrale e periferico. All’origine di un disagio posturale, di norma, c’è un evento traumatico, anche lieve o molto lontano negli anni, che ha provocato un’alterazione dell’equilibrio della catena delle articolazioni, che collega collo, colonna vertebrale e arti. Il corpo risponde ad essi mettendo in atto una serie di meccanismi di compenso, che danno origine ad atteggiamenti posturali viziati. Una postura scorretta comporta rischi e conseguenze per la salute del nostro corpo e, in particolare, per la colonna vertebrale. La postura può essere alterata da: movimenti che impongono uno sforzo eccessivo e che, se vengono protratti nel tempo, possono portare la comparsa di affaticamento e dolore; un peso corporeo eccessivo e altre condizioni, quali rigidità o tono muscolare ridotto, spesso presenti quando lo stile di vita è particolarmente sedentario; svolgimento di attività che comportano posture scorrette prolungate nel tempo; stress psico-fisici; altri fattori personali che possono predisporre il soggetto. In generale, quindi, postumi di eventi traumatici e cattive abitudini di vita possono velocizzare i processi degenerativi fisiologici del corpo e limitare i miglioramenti nel ripristino posturale.
La contrattura muscolare è la contrazione involontaria, insistente e dolorosa di un muscolo scheletrico. Il muscolo coinvolto si presenta rigido e l’ipertonia delle fibre muscolari è apprezzabile al tatto. La contrattura è un atto difensivo che insorge quando il tessuto muscolare viene sollecitato oltre il suo limite di sopportazione fisiologico.
L’infiammazione muscolare è una reazione immunologica naturale del organismo che nasce quando esponiamo il fisico a delle attività più intense rispetto a quelle normali, durante le quali il muscolo è sotto stress e si inacidisce. Durante questo processo fisiologico vengono a crearsi delle microlesioni sul muscolo e il
corpo attiva il suo sistema difensivo allo scopo di riparare le microlesioni. L’infiammazione viene manifestata con la sensazione di dolore, stiramento, gonfiore e rigidità del muscolo.
La sindrome miofasciale è una delle più frequenti sindromi dolorose muscolo-scheletriche. Essa comprende un vasto ed eterogeneo gruppo di patologie muscolari che si presentano con dolore muscolare continuo, associato a contrattura, infiammazione, limitazione funzionale e, occasionalmente, a sintomatologia di tipo nevralgico quali parestesie, formicolio e disfunzione vegetativa. Questa condizione è caratterizzata solitamente da un’area muscolare di ipersensibilità e da una fascia indurita e dolente alla palpazione. Le cause più facilmente riconoscibili possono essere: traumi alle strutture miofasciali, sovraccarico muscolare, eccesso di microtraumi dovuti alle attività giornaliere o ai movimenti ripetitivi, accumulo di stress e ansia, eccessiva mancanza di attività, utilizzo di
posture scorrette, oltre ad altri fattori personali che possono predisporre il soggetto.
Le lesioni muscolari possono essere determinate da un trauma diretto (più frequente ad esempio negli sport di contatto) o da un trauma indiretto (più frequente negli sport individuali). Nel trauma diretto la forza agisce sul muscolo schiacciandolo contro i piani profondi: il danno prodotto varia dalla semplice contusione fino alla rottura muscolare, in funzione della violenza del trauma e dallo stato di contrazione del muscolo. Nel trauma indiretto si può verificare una disfunzione quale un improvviso allungamento passivo del muscolo per effetto di una forza di trazione applicata durante la fase di contrazione oppure un’eccessivamente rapida contrazione del ventre muscolare a partire da uno stato di rilasciamento completo. Le lesioni muscolari possono essere classificate in vari gradi. I
Grado: lacerazione di poche fibre con la fascia intatta; II Grado: lacerazione di un discreto numero di fibre con la fascia intatta e presenza di un ematoma localizzato; III Grado: lacerazione di molte fibre con lesione parziale della fascia e presenza di ecchimosi; IV Grado: rottura completa del muscolo e della fascia.
I legamenti, se sottoposti a tensioni eccessive, possono stirarsi, strapparsi o andare incontro a rottura completa. L’entità della lesione è ovviamente proporzionale a quella del trauma e può essere classificata in tre stadi di gravità. Lesione di I grado: all’interno del legamento solo una piccolissima parte di fibre viene lesionata; si tratta di lesioni microscopiche che nella stragrande maggioranza dei casi non interferiscono con la normale stabilità dell’articolazione. Lesione di II grado: in questo caso le fibre strappate sono molte di più e possono rimanere sotto il 50% del totale (lesione di II grado lieve) o superarlo (lesione di II grado grave). Maggiori saranno le fibre di collagene lesionate e maggiore sarà il grado di instabilità dell’articolazione. III Grado: si assiste in questo caso alla rottura completa del legamento che può avvenire nella zona centrale con separazione dei due monconi o a livello dell’inserzione ligamentosa nell’osso. In quest’ultimo caso può verificarsi anche un distacco del frammento osseo al quale il legamento è ancorato.
Per sindromi da compressione nervosa si intendono quell’insieme di sindromi che si manifestano con un’anormale compressione dei nervi che causa forte dolore alla persona, e sintomi collegati alla neuropatia periferica. Derivano da compressione e intrappolamento del nervo o da infiammazione. Il nervo risulta intrappolato o compresso per diversi motivi, spesso per infiammazione dei tendini o della guaina di essi, a causa di movimenti ripetitivi e anomali.
Tendinopatia è il termine con cui si indica qualsiasi sofferenza o infortunio a carico dei tendini. Frutto di traumi acuti, del sovraccarico funzionale o di alcune malattie sistemiche, le tendinopatie sono condizioni responsabili di una sintomatologia locale, che comprende disturbi come dolore, gonfiore, senso di rigidità, indolenzimento e calore. Tendinite e Tendinosi sono due tipi distinti di tendinopatia. La tendinite rappresenta l’infiammazione di uno o più tendini. La tendinosi è la sofferenza cronica a carico di uno o più tendini che scaturisce dalla degenerazione della normale struttura tendinea. Altri tipi di tendinopatia sono l’entesopatia (lo stato sofferenza a carico di un’entesi), la tenosinovite (l’infiammazione della guaina sinoviale di un tendine) e la rottura tendinea.
Con il termine borsite si indica un processo flogistico che può interessare una borsa, ossia una delle tante piccole sacche ripiene di liquido che si trovano in corrispondenza delle articolazioni o dei diversi piani miotendinei dell’apparato muscolo-scheletrico che proteggono le strutture sottostanti da attriti e sollecitazioni eccessive. Quando interessate da tali processi, esse si riempiono di liquido infiammatorio.
Un’artrite è una qualsiasi condizione infiammatoria che coinvolge una o più articolazioni. Le articolazioni sono strutture anatomiche che mettono in reciproco contatto due o più ossa e che sono fondamentali per le funzioni di sostegno e mobilità dello scheletro umano. Esistono numerosi tipi di artrite. Le cause che ne inducono la comparsa possono avere natura traumatica, metabolica, infettiva, autoimmune o idiopatica. Le manifestazioni tipiche di un’infiammazione articolare sono: dolore, rigidità articolare, gonfiore articolare, arrossamento, senso di calore.
La sindrome dolorosa regionale complessa è un disturbo che può emergere dopo un trauma agli arti o una lesione nel sistema nervoso periferico. Le caratteristiche tipiche includono dolore persistente, sensoriale, vasomotorio, motorio, e cambiamenti trofici nonché edema.
I traumi sono lesioni o ferite fisiche inferte ai tessuti del paziente. Esistono numerose lesioni traumatiche, tra le quali sono di particolare rilievo quelle alle estremità come distorsioni, lussazioni o fratture. La Distorsione rappresenta il traumatismo di un’articolazione, dovuto ad un movimento forzato e che si accompagna spesso ad allungamento o rottura dei legamenti articolari, senza che segua uno spostamento permanente delle estremità articolari. La distorsione può essere caratterizzata da lesioni dei legamenti, da lesioni della capsula articolare e della sinovia, e soprattutto dei disturbi vasomotori; dolore vivace, calore locale, tumefazione (lividi) e notevole idrartro. La Lussazione rappresenta lo spostamento permanente di due superfici articolari, dovuto a violenza esterna, oppure ad alterazione del tessuto di una delle parti dell’articolazione. A seconda che il rapporto tra le superfici articolari sia completamente o parzialmente soppresso, la lussazione può essere completa o incompleta (sublussazione). A volte la lesione si limita ad una apertura della capsula articolare ed alla parziale rottura dei legamenti, ma spesso questi vengono strappati e possono anche asportare frammenti ossei; i muscoli sono violentemente contusi; si forma un versamento sanguigno. In generale tutto torna a posto dopo la riduzione della lussazione. Per frattura ossea si intende una interruzione dell’integrità strutturale dell’osso che può essere di origine traumatica o spontanea (patologica). Nel caso di un trauma, l’osso si frattura quando il trauma ha entità tale da superare i limiti di resistenza dell’osso stesso. Esistono poi fratture da stress o da sovraccarico funzionale determinate dalla ripetizione di continue sollecitazioni sull’osso. La frattura può essere completa o incompleta a seconda che la frattura interessi tutto lo spessore dell’osso (frattura completa) o una parte di esso (frattura incompleta o semplice infrazione ossea); e composta (senza dislocazione dei frammenti) o scomposta (con dislocazione dei frammenti).
